sabato 16 agosto 2025

 Sono ormai trascorsi tre anni dall'ultimo post.

Il tempo passa e forse anche la vena ironica si affievolisce. Quella che ti preserva dell'invecchiamento cerebrale, quella che ti aiuta a resistere alla mediocrità imperante, alla burocrazia, ai drammi che ogni giorno ci si presentando davanti agli occhi.

Questo è l'ultimo anno di insegnamento, prima del ritiro forzato per limiti di età.

Mi è tornato in mente il motto che ho scritto per giustificare questo blog. Mi piace insegnare perchè amo apprendere.

E ora mi chiedo, continuerò ad apprendere se non insegno più ? O forse la domanda corretta è, e verò che non insegnerò più, se non dovrò recarmi tutti le mattine a scuola a incontrare la classe e i ragazzi ?

Di certo mi mancheranno molto, in particolare le classi che ho lasciato quest'anno in mano a valenti colleghi più giovani, che probabilmente saprenno fare meglio di me, nell'accompagnarli alla meta finale del diploma.

Ma bando alle nostalgie, questo blog contiene diversi spunti satirici, le cose serie devono essere un'eccezione, uno sfogo ineluttabile, necessario, ma che non deve prevalere.

E' vero, il senso dell'ironia mi è venuto un po' a mancare in questi ultimi tempi, eppur di spunti ne avrei incontrati. Ma nulla che mi faccia venire voglia di sdrammatizzare con un sorriso.

Poi la novità è che i verbali o le disposizioni cervellotiche che ho avuto il piacere di scrivere ormai le può fare benissimo l'Intelligenza artificiale. Il fatto è che le scrive meglio degli autori originali, e non fanno ridere così. 

Si credo che continuerò ad apprendere o almeno mi sforzerò di farlo. Magari non più attraverso l'esercizio della satira, avrò meno spunti per quello. Magari più utilizzando il gioco, la meraviglia, quella che mostrano i bambini. Utilizzando argomenti seri, perchè no ?


martedì 30 agosto 2022

Porto Pollo

 Il mare rissoso ha lasciato il posto al velluto della mattina.

La cala di 'Porto Pollo' ha protetto i nostri sogni e sulle creste spumeggianti veleggiamo verso 'Spargi'.

Limpido è il cielo e morbido il vento.

Le parole non congelano i ricordi, liberano l'anima dalla nostalgia per ciò che ci ha lasciato.

Asciugo le lacrime e scaldo il cuore, come il sole fa con la mia pelle.

Non esiste una crema protettiva per i ricordi.

Ieri la boa di segnalazione che avevo legato alla mia caviglia mi ha lasciato, sciogliendo il nodo. E' stata riacciuffata, e ora il nodo è più solido.

Come è stato il nostro legame. Due gasse d'amante, che ci hanno protetto dalle burrasche.

Splendide le rocce che emergono dal mare. Profili taglienti, ammorbidite dalla macchia mediterranea.

Come colpi di pennello di un artista distratto.

Attenzioni dorate.

Sogni saldati, bocche infuocate ci attendono.

Cullati dal destino impudente, ci avviciniamo a Bonifacio

Sospiri nascosti sopra tenui riflessi.

Amanti perduti e intimità volate via. Come l'ultimo tuo respiro.

Lo ritrovo in queste parole, nascosto fra le righe e gli accenti dei tempi perfetti e nel passato futuro.

Obblighi della malinconia, emergono dall'enfasi e dalle tenebre, riannodano i ricordi, senza reprimerli.

Un'arma pericolosa il ricordo.

Se ce ne liberassimo saremmo incapaci di abbracciare il mondo, se ci soffocassero diventeremo vittime.

Utilizziamoli come comburente per alimentare il sorriso.

Mostriamo il nostro vero volto al mondo.

La vita ci protegge fino a che sarà in noi e noi in lei.

Simbiosi perfetta a autopoiesi cognitiva in nuce

Disequilibrio permanente fra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere.

Come le bracciate che mi sospingono a riva e mi riportano in barca.

Cullati dalla metafora della vita 


P.S. e da Giampy che mi recupera quando la corrente è contraria.

Silvia

 Candida è la notte che si dissolve alle prime luci dell'alba.

Abbraccio il mare e lo bacio, come bacerei la tua anima.

Tu sei qui con me, nel mio cuore, e lo sarai per sempre.

Sei la luce, sei il cielo, sei il sole. Mi accogli come queste acque stanno facendo con me.

Ora brilli con i tuoi lampi accecanti, sulle creste appena accennate delle onde.

Sei il mare, sei tutto, sei mia.

Chissà se potrai ascoltare le mie parole,come io accarezzo la candida superficie dell'acqua.

Chissà se potrò addolcire il mare con le mie lacrime.

Ora io sono Te

Lavezzi

 12 agosto 2022


Osservo il tuo cielo, dipinto di nuvole.

Il tuo mare coperto di stelle.

Proteggi i tuoi morti con massi levigati dal vento.

e ci regali il tuo sorriso.


Addendum del 22 ago

Lavezzi, anche questa volta hai lasciato il segno

(dopo essere stato massacrato al braccio da una medusa)

Sirene

Ho incontrato una sirena alla fine dell'estate. Sofferente e triste, dagli occhi dolcissimi.
L'ho sentita vibrare quando mi ha guardato, come un gabbiano ferito che si riposa nell'acqua.
Vorrei circondarla di dolcezza, farle sentire il mio petto come un porto sicuro.
Vorrei farle dimenticare i sogni infranti.
Vorrei farla rinascere, inondandola di sogni e di bellezza. Quella che ha abbagliato il suo respiro, confondendola con false promesse.
Riportarla a volare, mordere, danzare. Scoprire quel meraviglioso mondo che tiene nascosto dentro di sé, e che non ha più il coraggio di mostrare.
Che sia la vita o la stupidità umana a costringerti a cambiare, non resistere, scegli la tua nuova strada.
La mia ora è accudire le sirene.

lunedì 31 gennaio 2022

E' ancora utile studiare ?

 Cosa significa questa domanda ? Sopratutto cosa significa apprendere ?

Perché lo studio dovrebbe essere finalizzato a quello, o no ?

Negli ultimi anni, ma forse mi sbaglio, da sempre, nella mia carriera scolastica nell'insegnamento, ho sempre pensato che la scuola fosse un luogo e un'occasione di apprendimento.

Di conseguenza la mia risposta alla domanda è scontata. Come si può vivere senza apprendere ?

Certo gli animali apparentemente seguono l'istinto un apprendimento trasmesso geneticamente, ma non è vero nemmeno questo. Nel sono la prova certi comportamenti di primati, e nemmeno, basta osservare i cani, o anche animali considerati più in basso nella scala evolutiva.

Perché allora sembra che nell'ambiente scolastico, questo fatto così evidente, venga completamente travisato ? Tutto sembra ribaltato, prima ancora che si diffondesse la moda della 'classe ribaltata'.

Gli studenti cercano il voto, gli insegnanti colmare il proprio ego di trasmettitori di informazione, in perenne antitesi con il decadimento imperante e una struttura organizzativa sempre più opprimente e nello stesso tempo lassista.

Allora visto che non riesco a comunicare molto con la grande maggioranza dei miei colleghi, oberati tra uno scrutinio, una riunione qualunque e senza nemmeno la possibilità di un incontro al bar, rifletto e scrivo.

Come posso fare nella mia pratica quotidiana, nella mia piccola e affollata aula a dimostrare il rifiuto a lasciarmi trascinare dalla corrente ?

Medito mentalmente sui contenuti della prossima lezione, lasciando poi che le cose possano svolgersi secondo la dinamiche tipicamente umane. Nonostante mi nasconda dietro un monitor e una finestra di un terminale vecchia maniera. Cerco di spiegare con calma il mio punto di vista, la mia vision, come direbbero gli esperti di pianificazione aziendale. Prima di mostrare definizioni, comandi, nozioni.

Il bagaglio di informazioni è la fonte di ogni attività di apprendimento umana. Ma non è sufficiente. Non è vera conoscenza fino a che non venga fatta nostra. Assimilata.

Per farlo è necessario un atteggiamento 'costruttivista' da parte degli attori che partecipano a questo processo. Ciò significa che contrariamente agli animali, che apprendono per imitazione, per istinto di sopravvivenza, probabilmente facendo intervenire la coscienza, nella specie umana, abbiamo inventato formidabili strumenti di conservazione e trasmissione di informazione.

Ma questi non garantiscono che tutto lo scibile in essi contenuti diventi conoscenza, skill, competenza come si direbbe oggi, con un termine forse un po' abusato.

L'informazione è neutra, non garantisce da sola, la crescita personale che la vera conoscenza comporta. E' necessario che chi apprende e chi insegna comprendano a fondo  questa differenza e la smettano di trattare la conoscenza come un insieme di nozioni o al contrario tentino di  abolire le nozioni come orpello ormai inutile. Tanto c'è Internet. Lo trovo su Internet. Perché mai dovrei studiare questo, ricordare quest'altro. Prendere appunti, scrivere ?

Pensare !?

Come si può imparare a pensare, a collegare concetti che non si posseggono, perché si è rinunciato al pensiero stesso. Leggete per favore il libro di Ermanno Bencivenga: 'la scomparsa del pensiero', che illustra meglio di quanto possa fare io, il concetto che sto tentando di esporre.

Vorrei poter coniugare questi due approcci. Non si tratta di differenziare una didattica 'tradizionale' basata sullo studio e la memorizzazione, da quella 'innovativa' basata' sui collegamenti interdisciplinari.

Attenzione: rischiamo di voler ricreare nella testa degli studenti l'idea  che un collegamento é saltare con allegria da un racconto ad un altro. Tanto che volete che esca dalla testa di chi non distingue Internet dal Web, che non si sofferma su un discorso, su un concetto, e attende solamente che arrivi l'occasione con meno fatica possibile per superare la prova, con uno studio del giorno prima ?

Lasciamo perdere i collegamenti intesi come link. Riprendiamo le nozioni, senza averne timore, e utilizziamole per una visione più ampia degli argomenti trattati. Che abbracci più punti di vista. ma è possibile questo se si possiede almeno un punto di vista.

Per far propria una nozione, ci si deve immergere, bisogna fare propria quell'idea, perché di una idea si tratta, che coinvolge il proprio vissuto, la propria esperienza personale, la propria cultura pregressa.

A questo serve studiare, ad accrescere la propria cultura, che è la sola che ci consente di apprendere. E quindi di vivere

Serve saper programmare ?

A cosa serve saper programmare e soprattutto ha senso nell'epoca odierna, nella quale siamo circondati da migliaia di servizi online gratuiti e di software per fare praticamente qualsiasi cosa ?

Una domanda che mi pongo spesso, chiedendomi se la mia personale strategia formativa non sia influenzata dall'amore che ho sempre avuto per questa particolare attività: ideare,progettare e scrivere software.

Per la mia personale esperienza, nel campo informatico questa abilità è paragonabile forse a quella di sapere scrivere nella vita quotidiana.
Immaginiamoci per un istante di essere proiettati in un'epoca in cui l'analfabetismo era ampiamente diffuso. Non bisogna andare molto indietro nel tempo in Italia.
Chi non sapeva scrivere poteva affidarsi all'aiuto di qualche persona più dotta per poter scrivere o leggere una lettera.
Naturalmente ci si doveva fidare della correttezza e buona fede di chi giocava il ruolo di interprete.
Mi vengono in mente diverse situazioni, in racconti nei quali la lettera dell'amata veniva tradotta in mala fede da un interprete geloso e segretamente innamorato della scrivente.
L'analogia ha un nesso nei giorni nostri, nel momento in cui ci affidiamo con totale inconsapevolezza e buona fede, all'utilizzo dei software, per qualsiasi cosa appunto.
In una recente epoca culturale a noi più vicina, il problema forse era meno sentito dai più, visto che molte attività rimanevano dominio dei rapporti comunicativi diretti, cartacei in prevalenza.
Mi sembra evidente che oggi e ancora di più nel prossimo futuro, l'utilizzo del software nelle comunicazioni e nelle normali attività umane giocherà un ruolo sempre più prevalente.
Come possiamo pensare allora di affidare la nostra sicurezza, la nostra privacy, la nostra vita nelle mani di strumenti fuori dal nostro controllo, non solo diretto, ma anche fuori dal controllo delle autorità costituite, che dovrebbero proteggere la nostra sicurezza.

Come proteggerci in tempo da tutto ciò ?

CONOSCENDO, è la risposta che mi sono dato.


Rinunciando all'idea malsana e foriera di grandi sventure, di non voler riflettere, conoscere, poter gestire le proprie scelte mediante ragionamenti basati sulla consapevolezza e la conoscenza.


Di conseguenza, la conoscenza informatica, non dovrebbe riguardare esclusivamente l'utilizzo di applicazioni, senza conoscerne l'origine, la struttura, il senso ultimo nel suo utilizzo.
Quindi, sapere cosa contraddistingue un software proprietario, opaco verso il possibile controllo da parte di chi non fa parte dell'organizzazione del produttore, da un software libero o 'open source', trasparente, conoscibile, modificabile da chiunque.
E resistere un pochino alla tentazione di risolvere tutte le necessità quotidiane di trattamento di dati informatici, esclusivamente mediante sistemi già pronti all'uso, spesso poco trasparenti e sopratutto gestite da piattaforme online, esterne al nostro dispositivo informatico.

Saper scrivere qualche linea di codice, anche per risolvere semplici necessità quotidiane, rende possibile manipolare i propri dati in modo diretto, senza intermediari. Proprio come due persone che si scrivono senza l'intervento di un soggetto esterno che faccia da intermediario, complicandoci la vita.

Impariamo ad esempio ad utilizzare tecnologie semplici e già esistenti e diffuse, ad esempio la notazione "markdown", che ci consente di scrivere semplici file di testo e farli tradurre automaticamente in file leggibili, scritti secondo la sintassi HTML, il linguaggio standard delle pagine web. E avere così a disposizione bellissimi scritti impaginati in modo raffinato, senza passare dai word processor. Oppure organizzare i propri dati personali in un banca dati, da gestire in piena autonomia.

Il linguaggio di programmazione python consente tutto questo, ed è utilizzabile sia da un principiante sia da un professionista, nei compiti e nelle situazioni più disparate. Dalla raccolta e organizzazione dei propri dati su file di testo, a utilizzi raffinati come il "machine learning" l'apprendimento automatico dei software, ormai utilizzato spesso, nell'epoca delle applicazioni dell'Intelligenza Artificiale.

Quindi la risposta che do alla domanda iniziale è decisamente un si. Si, è estremamente utile oggi saper scrivere programmi, anche semplici e in piena autonomia. 

Non aver timore di acquisire una competenza che un tempo era riservata solo agli specialisti. 

Oggi non è più così. E' alla portata di tutti. 

Basta non essere pigri.

giovedì 2 settembre 2021

Normalità

 Oggi primo settembre il ritorno alla normalità scolastica.

Mancava dopo mille assembramenti sulle spiagge, nel mare e in tutti i luoghi vacanzieri.

Non ho visto nessun pesce con la maschera quest'anno, ma molti sub la utilizzavano.

Anche oggi ne ho visti di normali. Tanto che mi inducono a scrivere le prime osservazioni

Quelli che ... il green pass te lo controllo ogni giorno.

Perchè non posso violare la privacy. Allora ho deciso di farmelo stampare sulla maglietta.

Studenti ammassati per l'esame nel laboratorio di informatica, pronti per l'esame di informatica

senza il computer che però ingombra la scrivania.

Il pacco di fogli a righe, che viene sostituito prontamente con quelli a quadretti.

Recupero del debito. Ma siamo in debito di cosa ? Ti ho dato qualcosa a te che mi devi restituire ?

Se è così perché non te lo tieni, così siamo a posto.

Il rito della prova scritta si è concluso. Partono le correzioni.

Prendo appunti: ha compreso la traccia ? direi di no. Ha risposto a cazzo su alcune richieste, ma 

in fondo come lo sono certe decisioni prese per non risolvere nulla.

Ha controllato l'input ? No, ma si potrebbe invocare il rispetto della privacy. 

Non si possono memorizzare i dati degli utenti

Poi mi chiedo, ma se non siete stati capaci di realizzare un app funzionante per prenotare le vaccinazioni, 

cosa devo pretendere dagli studenti ? rivolgersi anche loro a Poste Italiane ?

Alcune risposte mi lasciano sempre basito es prezzo = prezzo

assegnamento di una variabile a se stessa immutata. Giusto per dire che non bisogna fare niente, 

ma sembra brutto, facciamo qualcosa di inutile ma facciamolo.

Come nella gestione della pandemia. Come posso contestare ai ragazzi questa logica ?

Ora, trasformiamo tutte queste minchiate in numeri. Scrivo su poche prove: 

'l'elaborato risponde perfettamente alle richieste della traccia'.

E sugli altri aggiungo .... tuttavia nel complesso ....

vorrei continuare con 'la banda suona il rock', poi mi taccio e sostituisco con 

'la prova risulta più logica di tanti interventi e pareri a cazzo, ascoltati in questi giorni'

giovedì 15 ottobre 2020

Poesia

Ti ho intravisto quella mattina, come una meteora mentre ti allontanavi.

Quale combinazione astrale potrà mai fare incontrare le orbite dei nostri pianeti ?

Credo nella meccanica quantistica, quindi in un universo parallelo ci siamo incontrati.

La forza di gravità farà in modo che possa essere il tuo satellite e Tu il mio pianeta.

Farò alzare le maree negli oceani, come la luna fa con la Terra.

Tu sei il mio vento che mi scompiglia i capelli. Tu sei la calma, che mi rassicura.

Tu sei la verità.

domenica 11 ottobre 2020

Scambiavo con una collega alcune riflessioni, sull'argomento della imprevidibilità e della didattica, e sono nate queste parole:

Predisporsi alle occasioni, significa per me immergermi in una dimensione nella quale si rinuncia a qualsiasi aspettativa particolare. E invece si coglie l'attimo, si vivono le opportunità ci si libera dagli schemi precostituiti. Si hanno dei desideri certamente, ma questi possono essere soddisfatti pienamente in moti modi e in qualsiasi momento. Quando meno te lo aspetti. Ed è ancora più meraviglioso

Le parole non hanno tempo. Possono attendere. Costruiscono sogni e quindi mondi, i desideri sbocciano e le occasioni fanno si che si realizzino.

In che modo e quando non importa molto. Dovremmo riscoprire il piacere dell'intensità e non della fretta come accade oggi.

Ora comprendo il valore della parola, quando accarezza, ammicca, svela. Senza la pretesa di poter dire tutto, con quei pochi segni di inchiostro. L'importanza della bellezza, senza l'obbligo di dovere a forza produrre qualcosa.

Molto improbabile potere esprimere tutto questo dal vivo, dove bene che vada prevale l'immediatezza delle necessità comunicative quotidiane. E quel poco tempo che ci è concesso, correttamente deve essere investito nel contatto con la natura, nelle relazioni umane concrete. Nei doveri che ci attendono. Allora seminiamo ! usiamo i semi della parola e il fertilizzante della poesia che alberga in noi. Ammantiamo di metafore il nostro sentire. E attendiamo che la piantina cresca e ci offra i suoi frutti succosi. Li consumeremo nell'eden primordiale della nostra esistenza scambiandoci i segni della nostra filosofia

È un po' come affidare i propri pensieri ad un messaggio in una bottiglia, lanciata nell'oceano digitale. Ma questa volta essere certi che è stata raccolta. E questa volta il silenzio, non è più silenzio. È poesia

giovedì 11 giugno 2020

Esame dopo la pandemia

Questo sarà un esame speciale.
Senza gli scritti, duranti i  quali si potevano immaginare situazioni paradossali, grottesche e ironiche.
Dopo una didattica a distanza, scoperta all'ultimo istante, dopo aver snobbato l'aiuto che la tecnologia informatica poteva offrirci già da diverso tempo.
Si diventa subito esperti dell'imprevedibile, che coglie di sorpresa tutti, soprattutto chi ha dedicato una intera vita a studiare queste cose.
Ma bastono pochi minuti a ondate di persone, per esprimere giudizi, critiche, pareri.
Cancellando di fatto l'imprevedibilità che è insita nelle cose.
Gli esperti veri che vengono criticati per non aver fornito certezze. Paghiamo l'arretratezza culturale nel campo scientifico prima di tutto.
Tutto e subito, senza sforzo di riflessione critica e soprattutto autocritica.
Nessun autentico tentativo di dare una svolta sostanziale al modo di percepire la realtà e la non realtà che ci circonda.
Ci aspetta un esame che si ripete come un mantra, dal carattere interdisciplinare.
Ma nessuno ci dice cosa significhi in concreto questo termine. Abbiamo abituato così tanto i nostri studenti ad una metodica lontana anni luce dalla interdisciplinarità, qualunque cosa significhi questo termine, ed ora si pretende che si mettano improvvisamente a pensare, piuttosto che studiare.
Raccogliendo in una mirabile sintesi, tutto ciò che hanno studiato, visto, provato in questi anni.
Purtroppo temo che tutto si ridurrà a ricercare degli appigli, per poter parlare di  pochi argomenti, saltando fra una materia e l'altra ed evitando domande impreviste.
Quali riflessioni mi aspetto da tutto ciò ?
Mi chiedo sempre, perché non dobbiamo chiamare le cose con il loro vero nome ?
Si cerca di trincerarsi dietro i veli del linguaggio per due motivi: supportare un ragionamento profondo, che richiede nuovi termini e nuovi linguaggi, per esprimere le novità. O al contrario nascondersi dietro le parole per celare il vuoto che alberga dentro di noi.
La paura, la noia. L'abitudine ad immergerci nei dettagli per rispettare le consegne, ma senza mai cercare di capire il senso globale delle cose, senza porsi troppe domande e soprattutto senza mai cercare vie nuove, osare mettere in discussione il presente, immaginarsi scenari futuri.
E' questo che dovrebbero offrirci i giovani, gli studenti che stiamo per giudicare.
Li abbiamo plasmati, quando andava bene, con ottimi materiali didattici, spiegazioni puntuali e chiare, ma forse non abbiamo provato a infondere in loro il coraggio di pensare con la propria testa, in modo costruttivo, la capacità di esprimersi, di incuriosirsi, di comprendere nel profondo cosa significhi 'incertezza'.
Questa esperienza di 'didattica distanziata' mi ha permesso di provare a sfondare questo muro senza riuscirci. Ho ascoltato lo stesso silenzio che percepivo in presenza. Ma certamente non a causa dei limiti del mezzo tecnologico.
L'unica riflessione che mi viene in mente ora, è quella di cercare di non avere paura dell'imprevisto. Ci siamo abituati a voler pianificare tutto, prevedere tutto, e vedere sistematicamente disattese le nostre aspettative. L'alternativa è un diverso approccio all'apprendimento, alla cultura, al piacere che da queste cose deriva.
Non chiediamoci più 'a cosa serve ?'
Se vale, serve. Non possiamo sapere a cosa e quando.
Non lo sapevano gli antichi filosofi greci, ma hanno saputo creare una culla, della quale beneficiamo a tutt'oggi. Ma sembra solo nei laboratori di ricercatori sottopagati.
Smettiamo di fare i bambini capricciosi, e guardiamoci negli occhi mentre parliamo. Dal vivo o attraverso una telecamera, non importa.
Lo sguardo è lo specchio dell'anima, della curiosità, dell'amore verso se stessi e verso il prossimo. Della solidarietà, in particolare in un momento difficile come questo.
Desidero sperare che i colloqui che fra poco sanciranno il termine di un percorso scolastico, possano volare liberi come rondini, toccando il cuore della propria esperienza, nel soffermarsi su quelle isole previste dal tour ministeriale.
Good Luck  5BLS

venerdì 16 febbraio 2018

Messaggio alla 5B Sistemi Informativi

Quest'anno dovrete affrontare l'esame di stato che prevede la seconda prova scritta di Informatica.
Per me probabilmente sarà l'ultimo anno, in Sistemi Informativi, poichè le iscrizioni negli ultimi tempi si sono dirette verso altri indirizzi, e ora mi ritrovo a insegnare prevalentemente in classi nelle quali la materia  non è considerata tra quelle più importanti, come nel vostro indirizzo.
Di conseguenza mi trovo spesso a riflettere su come concludere al meglio sotto il profilo didattico quest'anno scolastico.
Ho scritto un pensiero, scaturito a dire il vero mentre mi accingevo a scrivere le indicazioni per le prossime esercitazioni sulle prove d'esame passate.
Invece è uscito dalla tastiera, questo:

Bene, sembra che stiamo imboccando la via per la "volata" finale.
Mi permetto di darvi un ultimissimo consiglio: 'non siate in ansia per l'esame'.
Concentrati si, impegnati ad affrontare le ultime fatiche e impegni anche, ma non tesi.
Qualunque sia il livello di preparazione che pensate di aver raggiunto. Sono certo che sapete molto di più di ciò che credete di sapere. 
E ciò che invece siete convinti di conoscere, non lo controllate affatto.
Godetevi quindi il momento.
Già sembra ssurdo ma è proprio così.
Si tratta di una opportunità per approfondire conoscenze e abilità.
La prova scritta che vi attende, vi fornisce questa opportunità. Sfruttatela.
Quando il tempo dell'esame sarà passato, e dovrete affrontare ben altre sfide, vi renderete conto che forse non era così importante, da non dormirci la notte. Troverete altresi con Voi i ricordi delle cose che avete imparato da quelle fatiche, e che vi serviranno per le sfide future.
Tra le cose più importanti, forse fra tutte una: "imparare ad appassionarsi".
Pianificare per tempo le azioni future per raggiungere gli obiettivi che vi siete scelti liberamente.
In modo da non dover subire imposizioni, o doversi trovarsi in affanno e stressati per i risultati da conseguire.
Questi verranno da soli, se avete lavorato con serietà, cioè facendo semplicmente del vostro meglio.
E se nonostante ciò non otterrrete ciò che speravate, significa che la strada doveva essere un'altra.
Facendo così non si perde mai.
O si vince o si impara.

martedì 1 marzo 2016

Tema di Italiano: la mafia

La mafia non esiste.
E' un'invenzione dei media, infatti per avere successo nella vita bisogna saperle fare le cose, e io modestamente lo sappirei.
Se soltanto avessi (ops mi correggo avrei) frequentato di + la squola avessi saputo di più.
Ma alla fine i proffi mi hanno sempre promosso.
Perché mio zio era un boss.
Come disse De Copertoni, l'importante non è vincere, ma ritirare il premio.
Quindi come è evidente dai documenti, l'Italia è uno stato mafioso, quindi arrendiamoci all'evidenza: inutile combattere qualcosa che è dappertutto, e quindi non esiste, perché l'infinito e il nulla coincidono.
Come disse quel tipetto simpatico, quando la moglie lo scoprì con la cameriera, e lui esclamò: Cara, è tutto relativo.
Io nella vita ho sempre voluto tutto: ricchezza e benessere.
Chi non me lo concede lo uccido, e non fa nulla se riempio i terreni di scorie radioattive. Tanto vado a vivere da un'altra parte.
Dove troverò altre scorie.
Ma che mi importa, ho tante belle macchine che non so dove andare. Come le donne, a flotte vengono da me per farsi comprare vestiti e gioielli.
I libri  mi annoiano perché non è che capiscono molto di quello che dicono.
Le cose belle mi piacciono, ma per distinguerle osservo il loro prezzo, e quanto sono desiderate dagli altri. Se piacciono a loro significa che devono essere importanti. E io devo essere 'figo', piacere a tutti.
Ma se tutti mi temono, come faccio a piacere ?
Aspetta un momento,   c'è un tizio la fuori che non mi teme più.
Bang ! Bang !
Qualcuno ha preso il mio posto, e ora osservo tutto da un metro sotto terra.
Il ciclo della noia continua con qualcun altro. Convinto costui che  tutto ciò valga una vita spesa a inseguire il nulla.
Che la mafia non esiste, perché non esistono alternative.
Che la cultura è per i deboli, coloro che non si annoiano, perché sanno scegliere, sanno riconoscere la bellezza, anzi la abbracciano ogni giorno.
Negli occhi languidi di un cane, osservando lo scorrere dell'acqua limpida di un torrente, o nella bellezza di una poesia o nell'armonia di un'equazione matematica.
Che desiderano vivere felici, semplicemente aiutando gli altri ad esserlo. Senza cercare facili conforti nella religione, per essere eticamente puri.
Che considerano i sogni un carburante necessario, per potersi porre degli obiettivi autentici. Molto più del desiderio di possedere una bella automobile, che non è in grado di portarti da nessuna parte, se non sappiamo dove andare.
Semplicemente perché non sappiamo chi siamo.
La mafia esiste,
non la vede solo chi non sa riconoscere la bellezza.

mercoledì 17 giugno 2015


Esami di Stato 2015

Non si chiamano più esami di maturità, lo volete capire o no ?!

Prova di Italiano

Scegliere fra le seguenti tipologia di prova:
A- Saggio Breve
B- Saggio Brevissimo
C- Non molto saggio e quasi istantaneo, praticamente fischiettate ciò che intendete comunicare
D- Analisi del testo
E- Cestinare il testo o costruire aeroplani di carta con il testo
F- Articolo della gazzetta dello sport
G- Articolo IL
H- Quel che ti pare: cantatela e suonatela
basta perché non mi ricordo più le lettere dell'alfabeto

Commentare il seguente testo: Italo Cavino i sentieri di nidi di ragno
A volte il fare uno scherzo lascia un gusto amaro. Pin si trovava solo a giocare nei vicoli ...”
SVOLGIMENTO
Il commento continua citando altre 8 pagine di testo, che tralascio perché è già tanto che ho letto queste due righe. Figuriamoci poi se ho letto il libro, a me i ragni hanno fatto sempre schifo.
Se poi per scherzo metti un ragno nel panino del tuo compagno, certo che lascia un gusto amaro. Più che altro quello si incazza come una vipera.
Ma poi, lasciare il pin, in giro, incustodito. Non è che sei un po' pirla ? Come dicono a Genova pirla, noi a Milano diciamo pirla.
Cosa significa la frase 'nebbia di solitudine gli si condensa nel petto ?'
Qui a Milano di nebbia ce ne intendiamo, ma non ci sono più i nebbioni di una volta. Ma a Genova ? Li, sono talmente tirchi, che piuttosto che offrire da bere a qualcuno, preferiscono tornare a casa da soli, e poi si perdono nella nebbia.
E poi copriti no ! Vai a risparmiare sull'abbigliamento e poi ti inzuppi il petto
Insomma anche quest'anno mi tocca cimentarmi nella prova di Italiano, e in un tema ridicolo. Sarò la decima volta che ripeto gli esami. Nonostante tutti i miei sforzi, ogni anno mi rivogliono. Non perché cerchi di essere promosso, tutt'altro.
Ma non mi riesce mai di farmi bocciare. Forse perché sono commissario ?
Dovevi pensarci prima mi dicono.
Ma prima quando ?
All'asilo, era lì che dovevi mandare subito a quel paese (eri ancora educato allora, e non conosscevi espressioni più dirette) la suora.
Ha ragione il mio amico Osvaldo. Oggi bisogna essere maleducati: è la moda.
E smetterla di cercare le radici quadrate. Se hai già perso le tue radici, cosa te ne fai di una quadrata ? E come fai a scrivere sciocchezze se sei quadrato ?
Ma torniamo al tema, dei nidi. Ma cosa erano, ragni volanti ? E spiderman dove va a fare il nido, in un attico ?
Io comunque al ragno preferisco la vespa. Almeno posso andarci in giro.
Comunque per concludere la mia analisi, in modo che il saggio rimanga breve, altrimenti la SIAE mi fa pagare un casino: questo Calvino, deve essere stato molto stressato per aver perso i capelli da piccolo. Lo chiamavano tutti Calvino per quello.
Aveva la fobia dei ragni di sicuro, ma poiché si divertiva a farli cadere nelle scollature delle ragazze, per godere nel vederle strillare come delle ossesse, beh: aveva sicuramente bisogno di materia prima.
Per questo andava a cercare i nidi: per rifornirsi.

lunedì 9 marzo 2015

Do your best

Do your best
Do the right thing
Show other people we care

    J.A. Hoge

Sii prudente col la parola
Non generalizzare
Non prenderla sul personale
Fai del tuo meglio

   I 4 accordi

Un'estate a Lambrate

AMBRATELA questa stazione. Il partito d'azione staziona, ma non va. Ma va !
Il treno fischia, il vento, la tempesta. Fischia ma le passeggere non si voltano.
Sono mode le passeggere, tempeste tempestate di telefonate, inarcano le sopracciglia e si imbarcano con un bell'arcano.
Fino a che non viene scoperto.
Ma ci vorrebbe una dritta, perché non basta una bitta.
Il boma ruota attorno all'albero ma non trova il posto giusto per fare pipì.
Milano è il posto giusto per andare a vela in effetti. La torre velasca è li per quello. E senza effetti nemmeno il prete canta messa. Figuriamoci in banca.
Sotto la banca la capra crepa, sopra la banca uguale, specialmente sotto Pasqua.
Solo dentro si respira un pochino. Con tante scuse, ma qui il contante lo devi su dare.
Solo il bancopaz di può dare qualcosa ma solo se hai il pin. E la carta ha il chip. Se hai lo smarte phone e la smart card ed è il tuo smart day.
Altrimenti scopri che sei pirla.
Non c'è più posto ahinoi per la stupidera, quella che ti faceva ridere a crepapelle per le capre che vivevano sopra le panche ma stramazzavano sotto. E fatele un po' più alte ste panchine.
Ora c'è solo la normalità della stupidità.
La tristezza dell'ignoranza supponente, quella filosofia secondo la quale e senza la quale si rimane tale e quale.
Un albero che fischia, la passeggera che tempesta, Il boma che fa pipì. Mi che vado a vela a Milan
Basta tirare fuori il fazzoletto in una giornata ventosa, il motore si spegne da solo, tanto non c'è più benzina.
E la barca si immacchina.
E via di bollina che è una gallina bollita.
Come il cervello al sole afoso di agosto a Lambrate, che non è agosto ma luglio. Perchè c'è il mese legale, non l'ora legale.
Adesso è agosto, così' a settembre non c'è nessuno sulle spiagge e le scuole ricominciano a ottobre, come una volta.
Insomma un papa ha modificato il calendario e non possiamo farlo noi. Volevo metter il punto di domanda, ma me l'hanno censurato.
Vogliamo l'estate a gennaio.
In tempo reale, come il marito della balena con l'arco.
Un arcobaleno dopo il temporale
Seguite la freccia. Se vi porta al cuore allora era Cupido. Se vi porta in centro allora era un segno fuori dal comune. Perché dentro il Comune non lo vedeva nessuno.
Il sindaco intanto celebra il matrimonio con la formula di rito: vuole lei sig. Rino, rinnovare l'assicurazione ?
Dica SI SI, oppure SI SI SI basta che rinnovi
aggiunga un po' di flessioni,  il moto Rino è salutare. Saluta Rino.
E lei signora Pina, vuole diventare l'assicurazione vita del Sig. Rino Ceronte, residente in via d'estinzione ?
Finché Equitalia non vi separi ?
Dica però però
Ancora ? L'ancora l'abbiamo buttata e abbiamo smesso di andare a Vela, oggi andremo a Velate. Un paese vicino a Usmate. C'è un profumo, altro che a Lambrate.
E smetteremo forse di raccontare minchiate. Ma spero anche no.

venerdì 2 gennaio 2015

Una buona lettura

Ho appena finito di leggere un libro che mi ha colpito molto.
"L'ora di lezione" di Massimo Recalcati.
Ecco la mia recensione pubblicata su GoodReads un ottimo social network dedicato alla lettura:

L'ora di lezione: Per un'erotica dell'insegnamentoL'ora di lezione: Per un'erotica dell'insegnamento by Massimo Recalcati
My rating: 5 of 5 stars

Un libro bellissimo, che ogni insegnante dovrebbe leggere. O forse no. Seguendo un po' ciò che il testo mi ha comunicato, forse senza dirlo esplicitamente è che anche i libri forse sono come i maestri.
Devono essere amati, perché riconosci il loro chi di ha acceso il fuoco del desiderio. Quello di conoscere.
Quale miglior e coraggioso termine poteva inventarsi l'autore per descrivere in una sola parola il concetto fondante del testo: erotica dell'insegnamento.
Mi sono ritrovato leggendolo più nel mio ruolo di insegnante che di allievo. Tutti i miei tentativi di accendere quel fuoco, le derive verso le illusioni del cognitivismo esasperato e della iper tecnologia. O le stanchezze che ti portano ad essere assente anche se sei presente. E i successi, quando per merito, fortuna, energia o chissà riesci ad ottenere successi insperati. Li senti e li percepisci, anche se non puoi misurarli.
E si riflette anche sul essere stati allievi, sui nostri maestri, cosa ci ha colpito di loro, cosa ci hanno lasciato.
Ha proprio ragione l'autore, colui che considero il mio maestro nella materia che insegno, non ha mai fatto una sola ora di lezione in mia presenza. Con lui non ho sostenuto alcun esame. Ma dal primo giorno che l'ho incontrato e l'ho sentito parlare, mi ha lasciato una impronta indelebile, che ha segnato per sempre, il modo con il quale considero la mia materia. Ho percepito freschezza, gioia della novità e della scoperta, amore per il sapere, in qualsiasi forma o di qualsiasi tipo.
Ho apprezzato molto in questo libro l'esplicita ammissione che le tesi esposte non dipendono dal tipo di materia o cultura che si insegna, che sia letteraria o scientifica. E nemmeno una condanna acritica della tecnologia. Piuttosto un sottolinearne i limiti e le motivazioni di questi limiti. Non escludendo quindi in assoluto di poterne fare buon uso. Ma questa è una mia riflessione personale.

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giovedì 25 dicembre 2014

Auguri di Buon Natale

Visto che ad ogni festa, occorre scrivere i biglietti di auguri, e non so mai che frasi utilizzare, ho deciso di crearmi un modello da poter riciclare ad ogni occasione.
Ecco cosa mi è uscito dalla penna, nell'ultimo bigliettino:

Le feste come queste sono l'occasione per ricordarci da dove veniamo, dove andiamo e se arriveremo in ritardo.
Per fortuna c'è il TOM TOM ma bisogna assicurarsi di avere le batterie cariche.
Per questo ti auguro tanta energia da dedicare a Te e famiglia che sei sempre Te.
Già che ci sono ti auguro anche un po' di fortuna e di soldi.
Quest'ultimi ti consentiranno di fare la spesa con maggiore tranquillità.
Se non ci sarà l'AMORE almeno non avrai nessuno vicino che ti dice cosa comprare.
Buon Natale, Buon Anno e Buona Pasqua.
p.s. mi porto avanti e risparmio un bigliettino.

ecco il secondo biglietto:

Vi auguro per questo Natale tanta serenità.
So che avete deciso di trascorrere questa festa in crociera, quindi la pioggia potrebbe essere un problema.

a proposito di serenità ecco il terzo biglietto:

Caro Matteo,
ti auguro di stare sereno, così come tu hai augurato ad Enrico un po' di tempo addietro.
E auguro a tutti i miei connazionali che hanno deciso di trasferirsi all'estero, e sono parecchi, di trovare una soluzione alternativa: facciamone emigrare solo uno e suo posto mettiamoci qualcuno che sia almeno 'normalmente onesto' e con quel minimo di sale in zucca per poter fare qualcosa di utile.
Che non è quello di risollevare l'Italia, a quello ci penseranno da soli gli italiani onesti e laboriosi. Basta smettere di massacrarli e fargli venire la voglia di emigrare.

domenica 3 agosto 2014

Uscire dalla crisi con la libertà del pensiero sostenibile.


Si può.

di Giulio Falco

In questo periodo di profonda e interminabile crisi economica, sembra prevalere lo sconforto e la rassegnazione piuttosto che la fiducia nel lavoro e del vivere civile. Se si affronta la questione partendo da dei concetti fondamentali forse però, le cose non sono poi così complesse e imprevedibili come sembra.
Partiamo da un assioma fondamentale, non sarà più possibile per il futuro che ci aspetta ignorare completamente la questione ambientale. Questa riflessione mi ha portato a tracciare una mappa concettuale, per mettere un po' d'ordine ai pensieri che si affollano e si disperdono a volte, su questioni che solo all'apparenza sono diverse.

 


 
In un testo molto bello, anche se impegnativo, Gregory Bateson parla di ecologia della mente1. Insieme all' idea più semplice da afferrare ossia l'ecologia applicata al mondo che ci circonda, è il concetto fondamentale da cui non si può più prescindere.
Il termine sostenibilità, aveva a che fare con il fatto di non lasciare ai nostri figli o nipoti un mondo invivibile, sfruttato fino all'osso per soddisfare i bisogni consumistici sfrenati tipici delle società occidentali opulente e potenti. Questo fino a ieri.
Oggi è palese che la bolla è scoppiata proprio qui adesso, davanti a noi. E non si tratta poi di pensare ai nostri figli come sarebbe doveroso, ma difficile per qualcuno, ma garantire anche a noi stessi una sopravvivenza adeguata e dignitosa.
Senza la globalizzazione si poteva senza troppi rimorsi, andare a sporcare il paese di qualcun altro, sfruttare le risorse o esportare la pace armata. Colonizzare gli incivili con la nostra supposta cultura.
Dovrebbe essere ormai evidente anche ai più miopi e distratti che questo sistema non può più funzionare. I nuovi paesi emergenti, non aspettano altro che invertire la tendenza, non preoccupandosi troppo dei fardelli e costi della così detta democrazia.
Se si desidera giocare la partita su questo piano, i paesi occidentali hanno già perso ancora prima di iniziare. Ma tutto fa credere che questa sia la strategia delle classi dominanti in occidente, o almeno in alcuni paesi europei.
Cosa c'entra in tutto questo il termine 'autopoiesi' ?
La parola è stata coniata dagli scienziati cileni Maturana e Varela, nello studio delle caratteristiche essenziali della vita.2
Significa essenzialmente autocontrollo o meglio auto produzione delle proprie componenti.
Generalizzato all'attuale situazione economica, significa forse la necessità della riscoperta dell'autarchia ? Ovviamente no, in quella forma come è stata conosciuta in passato sarebbe un suicidio.
Il dilemma o apparente paradosso è che da un lato si propugna l'austerità, i tagli dei consumi, la 'spending review', e in effetti con la carenza di liquidità e il livello di imposizione fiscale tutto ciò è diventata una scelta obbligata. E dall'altro si auspica la crescita economica, che significa dare lavoro ad altri, investendo, consumando, acquistando prodotti e servizi.
Impossibile. Mi pare evidente anche senza lauree in economia, mantenendo il sistema economico politico attuale, e lo stile di vita e di pensiero correnti.
Se non vogliamo che le cose si aggiustino da sole, in modo autopoietico, con qualche bella guerra o rivoluzione violenta, dobbiamo cambiare stile e strategia.
Il controllo delle proprie componenti è la base della vita. Significa che non solo dovremmo poter controllare le componenti che maggiormente influenzano la nostra vita, quella di tutti i giorni, delle persone che lavorano, amano, si spostano e creano.
Fare in modo che producano non scorie o sfruttamento di altri mondi, che siano luoghi o persone, ma stimoli per innestare circoli virtuosi.
Ho così preso in considerazione oltre alle istituzioni altre tre componenti: il cibo, la cultura e il software.
Perché il cibo ?
Risposta: sappiamo ciò che mangiamo ? Potremmo riconvertire in orti, gli spazi che abbiamo dissennatamente cementificato ? Abolire quelle filiere che amplificano a dismisura i prezzi dei prodotti agricoli, portando sulle nostre tavole frutta che appare acerba che poi improvvisamente marcisce ?
Possiamo risparmiare sui costi relativi alla salute con una prevenzione basata sull'alimentazione ?
Qualcuno potrebbe obiettare che il discorso è utopistico e un po' populista, forse in stile un po' Grillesco e pentastellato.
Può darsi, ma rimanendo con i piedi per terrra, non credo che iniziare a coltivarsi un orto, e consumare prodotti di provenienza autoctona e della stagione corrente, possa mettere in serio pericolo i posti di lavoro delle cassiere dei supermercati. Almeno nel breve periodo.
Il problema sicuramente è culturale e di sistema. Si potrebbe sintetizzare nella necessità di conoscere come stanno le cose, senza particolari studi fantascientifici, ma solo con un bel po' di trasparenza nella condivisione delle varie iniziative in questa direzione.
Già, un tema assai delicato la trasparenza. E qui casca l'asino direbbe qualcuno. (non è lo stesso qualcuno che prima mi dava del Grillino)
Può sembrare strano, ma sapere cosa gira nei nostri computer oggi è quasi altrettanto importante che sapere cosa si mangia. E ancora più difficile da determinare.
Il codice eseguibile del software che fa funzionare i nostri computer, telefonini, tablet, che controlla la nostra salute o ci fionda nelle comunità dei social network, è di gran lunga più indecifrabile, delle etichette dei prodotti alimentari, specialmente se è tenuto nascosto con tutti i mezzi possibili, tecnici e legali.
Se non bastano questi due mezzi, si fa ricorso al 'carico da novanta': l'ignoranza e l'indifferenza.
Nessuno dei grandi produttori di queste meraviglie tecnologiche che allietano la nostra vita digitale, farà molta pubblicità o vi spiegherà che cosa è il 'software libero'. L'open source o la vera etimologia e storia del movimento 'hacker'.
La maggior parte delle persone sarà portata a credere che si tratti dei pirati informatici e correrà a comprare un antivirus.
Bene, cioè male. Si ritorna al concetto di trasparenza, utilizzare software prodotto da comunità di utenti, o produttori illuminati, che distribuiscono il codice sorgente del software, ossia la sua matrice originale, permettendo a chiunque di analizzarlo e modificarlo è un concetto che si lega perfettamente alla logica del discorso che stavamo facendo.
Per risolvere il dilemma apparentemente insormontabile fra diminuzione dei consumo e crescita, occorre osservare la cosa da un altro punto di vista, sbarazzandosi dei costi nascosti, imposti dalle strutture di controllo centralizzate che ci sovrastano.
Consumo consapevole ? Informato ? Diretto fra utente e utente, fra produttore e consumatore. Tra chi si muove per un mondo migliore e chi può fornirgli le idee le soluzioni per sostenerlo ?
Mi viene in mente un solo termine per dire tutto questo. Cultura.
Se abbiamo paura della cultura è veramente finita. Per tutti.
Se non ci sbarazziamo di chi vuole distruggerla, anche. Non è difficile scoprire di chi si tratta.
Si sono mostrati da soli. 
_________________________________________________________________
1 Verso un'ecologia della mente
by Gregory Bateson
Paperback, 604 pages
Published April 5th 2000 by Adelphi (first published 1972)
ISBN 8845915352 (ISBN13: 9788845915352)

2 Autopoiesi E Cognizione: La Realizzazione Del Vivente
by Humberto R Maturana
Published 1985 by Marsilio editori
ISBN 8831747789 (ISBN13: 9788831747783)

lunedì 7 luglio 2014

Esami di Stato 2014 - Colloqui finali


E' la fine

Sono terminati anche quest'anno gli esami di stato. Partecipo come ormai mi accade da diverso tempo in qualità di commissario esterno. Sono passati ormai molti anni da quella prima volta, quando evitai una multa raccontando al vigile che mi aveva fermato in zona pedonale, che ero un commissario in missione.
Ebbi la forza di non aggiungere "per conto di Dio" come fece John Belushi nel film " Blues Brothers" e me la cavai.
Alla prima riunione di insediamento della Commissione un attimo di panico, mancava il componente di Italiano, colui che avrebbe dovuto correggere una valanga di temi.
Era stato fermato all'ingresso della scuola scambiato per uno studente. 
Vestito tutto di arancione era stato poi dirottato verso l'istituto d'arte al posto che verso la scuola per ragionieri. 

Il giorno dopo si è presentato vestito tutto di bianco, lo abbiamo ritrovato dietro il bancone del bar dove lo avevano messo a distribuire gelati. Il terzo ha scelto il nero, ma è stato allontanato dagli studenti dicendo che portava sfiga.
Solo dopo quattro giorni lo abbiamo recuperato e si è messo al lavoro. 

Debbo ammettere che quest'anno tra i partecipanti della commissione non vi sono stati svenimenti ne attacchi isterici, segno che il nuovi corsi di meditazione zen, proposti dal nuovo governo Renzi hanno sortito gli effetti sperati. 
Se non si riesce ad aumentare il livello culturale degli studenti e nemmeno ad abbassare più di tanto quello degli insegnanti, rendiamoli almeno immuni agli effetti delle cazzate che sono costretti a leggere o sentire durante le prove.

Quindi quest'anno ho solo ricordi molto vaghi di ciò che ho sentito durante i colloqui. 
Alla prima domanda del prof di Italiano, durata circa mezz'ora, quando la presidente lo ha invitato ad essere più conciso, lui ha chiesto al candidato: "mi dica se è d'accordo oppure no con quanto ho affermato." E lui ha risposto boh. 
Tutte le tesine preparate dai candidati hanno fatto uso di mezzi multimediali, che consistevano in una diapositiva che veniva proiettata e mai cambiata al video proiettore e in uno sproloquio di 15 minuti recitato a memoria dai candidati infischiandosene sia del pc che di eventuali domande della commissione. 
Per farli smettere non bastava togliere la spina, bisognava recitare la frase magica "signori miei ...". Ce lo hanno insegnato ai corsi istituiti dal governo Renzi.
I colloqui alla fine sono terminati senza battute degne di un articolo da blog, a parte la domanda rituale del collega sul perché la "scapigliatura" si fosse diffusa soprattutto nelle città del nord, nessuno ha avuto il coraggio di rispondere " perché c'è più vento ". 

Diciamo quindi che si è trattato di un esame prudente, nel quale i candidati in difficoltà, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Come nei processi penali. E si sono tenuti lontani da facili battute, come sulla domanda del prof di diritto se il Presidente della Repubblica può essere rieletto. 
Siamo in un momento delicato signori miei, potrebbe essere l'ultima volta che si può scherzare su un esame di stato. 

Sta per sparire il Senato, ma non i senatori. Daranno i consigli per gli acquisti, immuni da ogni critica e soprattutto da possibili arresti richiesti dai pm.
In effetti non è possibile riflettere su queste cose durante un esame, soprattutto se non si chiama più di "maturità". Di maturo non rimane nemmeno la frutta, che passa direttamente dal congelato a marcia.
Se il desiderio espresso dai diplomandi, alla fine del colloquio è quello di continuare con gli studi universitari, giusto nel frattempo in cui si cerca un lavoro, siamo messi veramente male. Con una sola risposta sono riusciti ad esprimere ciò in cui veramente credono: al lavoro che non esiste e agli studi che non servono a niente.
Cosa gli vuoi rispondere ? Niente, anche perché la domanda l'abbiamo fatta noi. Cosa pensa di fare, nel futuro ?
E noi cosa pensiamo del futuro della nostra scuola e del nostro paese ? Continuare a fare domande che non attendono risposte, ma solo inutili narrazioni imparate a memoria ? Giusto per risparmiare sugli hard disk, colpiti dalle tasse preventive.
Ho sempre pensato che finché ci sarà cultura, ci sarà libertà, per questo temo che dopo le riforme costituzionali, proporranno quelle scolastiche. 
Dal porcellum all'asinellum.
Alla fine tutti promossi, come è giusto che sia. Chissà se alle prossime elezioni adotteranno lo stesso criterio. Stanno studiando le regole affinché si possano fare solo quando la maggioranza sarà quella desiderata.
Abbassiamo il quorum per comandare, come abbiamo abbassato il livello al quale dare la sufficienza.
Basta saper recitare qualcosa: un mantra qualsiasi. Signori miei.


Esami 2014 - tema di Italiano


Saggio breve sul dono


Intitolerei questa mia breve dissertazione: “c'e' poco da ridere”
Ci vuole proprio una bella fantasia per proporre questo tema ai giorni nostri, un po' come credere negli UFO.
Allora ho pensato di proporre un manualetto che illustri come accostarsi al dono nella nostra epoca.
Ecco un elenco di tipologie di dono consigliate.

1) Immobiliare
Acquistate una appartamento molto spazioso con vista sul Colosseo. Scegliete un ministro della repubblica e regalategliela, ma mi raccomando a sua insaputa.
La gratuità del vostro gesto avrà presto gli effetti sperati. Lui ricambierà inconsapevolmente, aiutando la moglie di un latitante accusato di mafia. E' l'amore che trionfa.

2) Ristrutturazioni immobiliari
Assoldate una squadra di operai edili bergamaschi e recatevi nottetempo in una abitazione di un vecchio leone leghista. Imbiancate, rifate i pavimenti,, ristrutturate tutto ciò che è possibile. Allontanatevi senza lasciare traccia del vostro passaggio.

3) Un regalo a tutti gli italiani
Fatevi eleggere presidente del consiglio dei ministri. Elargite 80 euro a testa per tutti gli italiani. Non dimenticatevi di eliminare qualche beneficio fiscale in modo da rendere quasi nullo l'effetto di questa manovra da prestigiatore.

4) Miracolo
E' il dono più impegnativo, occorre agire come Mosè quando divise le acque del mare. Per facilitarvi il compito togliete l'accento. A quel punto cercate di salvare Venezia, elargendo a piene mani buste piene di contanti ai politici di turno. Regalare denaro contante è contro lo spirito del dono. Ma vi assicuro loro non si offenderanno.

5) Al presidente della Repubblica
Particolarmente gradito sarà il dono consistente nell'impallinare ogni candidato possibile al Quirinale, assicurando così l'ennesimo mandato a Giorgio Napolitano. Si tratta di un dono “ad personam” al quale però vi saranno riconoscenti in tanti.

Si potrebbe continuare all'infinito a dimostrazione che gli italiani sono un popolo generoso e votato al martirio politico e sociale. Se non possono elargire in prima persona, allora votano qualcuno capace di farlo in loro vece e a loro insaputa.
O forse non vanno nemmeno a votare, perché tanto è sempre tutto uguale. Come dire: visto che il mondo è pieno di ladri, lasciate tutte le porte aperte e le chiavi nel quadro della vostra macchina quando parcheggiate.